“Ricordati di me…” – Massimo Campo, il bravo ragazzo

Massimo Campo
Massimo Campo

Dopo tante richieste da parte dei nostri lettori, la rubrica “Ricordati di me…” curata dal nostro Aurelio Fulciniti, trova lo spazio che merita anche sul quotidiano on-line, www.ilgiallorosso.info, mantenendo cadenza periodica. Amarcord, interviste, racconti inediti, aneddoti, figure del passato giallorosso visti sotto un altro aspetto: tutto verrà meticolosamente portato alla luce attraverso la penna di Aurelio.

All’anagrafe risulta nato a Messina il 15 aprile 1975, ma nella realtà è calabrese doc. Massimo Campo, professione ala destra, da Siderno, “cresce” nel Catanzaro e in giallorosso pone le basi per la sua carriera di calciatore, durata per ben 18 campionati, dalla Serie A alla Serie D, con lunghi anni di militanza in C/1 e C/2. Come prima domanda, gli chiediamo ovviamente degli anni passati nelle giovanili: “Arrivai nella stagione 1990/91, campionato nazionale Allievi, allenatore Ennio Scarpino. Poi arrivano due campionati nella Berretti, allenatore Antonio Aloi. Due stagioni straordinarie, irripetibili. Nel 1992 vinciamo addirittura il campionato nazionale e l’anno dopo arriviamo in semifinale, eliminati dalla Lodigiani. Ma, a parte gli allenatori, una persona a cui devo molto è senza dubbio Adriano Banelli, che all’epoca era il responsabile dell’intero settore giovanile. Il supervisore, per dirla col linguaggio calcistico attuale”.

Nel Catanzaro, Massimo Campo, inizia giocando ben quattro stagioni in C/2: 99 presenze (che poi diventeranno 110 alcuni anni più tardi), 16 gol. E un mare di ricordi: “Il più bello è senza dubbio la convocazione in prima squadra e poi l’esordio. Ma non fu una partita molto fortunata: era il campionato 1993/94 e giocavamo in casa contro il Trapani: andammo in vantaggio ma poi ci rimontarono e perdemmo 2-1. Come esordio poteva andare meglio, ma diede il “la” a un bel campionato, da parte mia, in cui segnai ben 6 gol. Allenatore era Gianni Improta, a cui devo moltissimo per la fiducia che mi ha dato come calciatore e il modo in cui mi ha trattato come persona. A questo proposito devo aggiungere che ho avuto molti allenatori in quegli anni, e se ce ne fossero stati di meno la squadra senz’altro sarebbe andata molto meglio. Un altro ricordo indelebile è il primo gol che ho segnato col Catanzaro: giocavamo in casa col Monopoli e vincemmo 2-0. Senza contare poi un’altra grande partita: Catanzaro-Frosinone 2-1 nel campionato 1996/97, l’ultimo in cui ho giocato a Catanzaro. Il Frosinone andò in vantaggio con Campilongo e io ribaltai il risultato con una doppietta. Quel giorno andammo in testa alla classifica, ma poi sprecammo tutto durante il campionato”.

Nel 1997, Massimo Campo passa alla Reggina in Serie B. Due campionati, completati con la promozione degli amaranto in Serie A. E un esordio di lusso nella massima serie, alla prima giornata:Juventus-Reggina 1-1. “Un bellissimo esordio, quello contro la Juventus a Torino, in Serie A. Tuttavia, lo metto alla pari dell’esordio col Catanzaro. Sono emozioni diverse, ma straordinarie. Come descriverle? Non potrei dirlo a parole. È come quando mi chiedevano: “Cosa si prova ad aver fatto gol?”. È una parola! Come si fa a dirlo? Sono attimi indescrivibili, per un calciatore”.

Dopo quell’unica partita in Serie A, Campo prosegue la sua carriera in tutta Italia: Castel di Sangro, Savoia, Nocerina, ancora Catanzaro, Sora, Gubbio, Nuorese e infine Real Montecchio in Serie D. Ma il cuore, sembra persino inutile dirlo, rimane a Catanzaro e ogni tanto ci torna pure, da calciatore e anche con l’animo del guerriero.“Quando giocavo con la Nocerina sono tornato a Catanzaro da avversario. Due volte, in campionato e ai playoff. In campionato finisce 2-2 e segno un gol. Dopo la partita dei playoff i tifosi, alla fine, mi hanno acclamato sotto la curva. Ma la soddisfazione più grande risale a quando sono tornato a giocare nel Catanzaro, anno 2003, in C/1. Uno striscione indimenticabile. Testuali parole: “Bentornato Massimo, qui da noi per gli uomini veri c’è sempre un posto in Campo”. Se un qualche giocatore del Catanzaro non dovesse amare questa maglia è evidente che “non ci arriva”e quindi non è adatto a portare questi colori addosso”.

A 39 anni suonati, Massimo Campo ha smesso ormai di giocare. Ma resta nel mondo del calcio, mestiere e passione incancellabile. Allena vicino casa, ma quando c’è da “tenere” per una squadra, il pensiero si sposta, inevitabile, molti chilometri più a Sud, sognando, come tanti suoi colleghi, chissà, di tornarci magari anche da allenatore, soprattutto per lavorare con i giovani. “Oggi vivo in provincia di Pesaro con la mia famiglia, ma non mi sono allontanato dal mondo del calcio. Sto allenando in Eccellenza, al Vismara Calcio, squadra di un quartiere di Pesaro e, tanto per cambiare, mi occupo anche delle giovanili. E seguo sempre il Catanzaro. La città
e la squadra le ho nel cuore. E poi, uno che ha giocato al “Ceravolo” davanti a 20.000 persone come può non amare il Catanzaro?”.

 

Aurelio Fulciniti (dal n.1 ANNO III de “Il Giallorosso” – Catanzaro vs Juve Stabia)

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