Amarcord Interviste Rivista Stagione 2015/2016

“Ricordati di me…” – Ubaldo Novembre, il dodicesimo

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Ubaldo Novembre_aurelio fulciniti_amarcordDei giocatori che stanno in panchina, di solito, non si ricorda mai nessuno. E ancora meno ci si ricorda del secondo portiere, della “riserva” per definizione, soprattutto quando non gioca quasi mai. Ma se chiedete a un tifoso del Catanzaro che ha più di cinquant’anni – l’età minima per ricordare, in questo caso – chi è Ubaldo Novembre, subito ve ne descriverà vita e miracoli, anche quelli che non ha avuto la possibilità di fare giocando in porta.

Nato a Brindisi il 29 gennaio 1950, pur avendo giocato quasi sempre da “secondo” ha molte storie da raccontare. E noi di sicuro non ci facciamo pregare per ascoltarle, fin dall’inizio: “Sono cresciuto nelle giovanili del Brindisi e ho esordito in Serie C da giovanissimo, quando la squadra era allenata da Luis Vinicio. Poi  fummo promossi in Serie B e nella prima stagione in cadetteria il Brindisi fu una vera e propria rivelazione. Arrivammo settimi  e fra i miei compagni di squadra c’erano Giuseppe Papadopulo e Roberto Franzon, che all’epoca era un fresco “ex” del Catanzaro, avendo appena disputato il primo campionato di Serie A dei giallorossi. Poi  nell’estate del 1973 Vinicio andò ad allenare il Napoli e da noi a Brindisi arrivò Gianni Di Marzio. Per me cambiarono molte cose, perché Di Marzio faceva giocare i giovani e io giocai diverse partite, dopo aver fatto per molto tempo da “dodicesimo” a Rosario Di Vincenzo. Ma Di Marzio, oltre a me, fece giocare titolari anche Pietro Michesi e Luigi Boccolini, che saranno poi anche loro a Catanzaro”.

Ubaldo Novembre arriva a Catanzaro nel 1975, e dalla panchina assiste a un campionato che si chiude – è il caso di dirlo – con un acuto trionfale e vittorioso. “Il più bel ricordo in assoluto – sottolinea infatti Novembre – è la partita di Reggio Emilia all’ultima giornata. Vincemmo 2-1  proprio negli istanti  finali e quella partita me la ricordo, ancora oggi, praticamente a memoria, minuto per minuto. Di Marzio, oltre ad essere un bravo allenatore era anche un grande stratega e fece in modo di far cominciare la partita in ritardo di dieci minuti rispetto a quella di Varese. Se avessimo pareggiato, infatti, in caso di vittoria del Varese ci sarebbe toccato lo spareggio proprio contro di loro. Ed era la nostra paura, perché ci avevano battuto sia in casa che fuori, seppure di misura. Ricordo che Sauro Frutti, il centravanti della Reggiana, che poi farà dei bei campionati anche nel Bologna e nella Cremonese, correva ancora come un matto anche sul finire della gara, quando gli altri suoi compagni di squadra erano già stanchi. E fu proprio lui a pareggiare, quando mancavano pochi minuti alla fine. Io ricordo che mi misi a piangere, in panchina. Ma per fortuna Improta rimediò quasi subito con il gol della vittoria. E i varesini, che prima ridevano di gioia, iniziarono a piangere al posto nostro”.

La Serie A, per quanto si riveli una parentesi sfortunata per la squadra, dà comunque a Novembre la possibilità di farsi notare e di vivere momenti palpitanti e ricchi di emozioni: “Il campionato di Serie A si concluse con la retrocessione, ma noi abbiamo giocato tutte le partite al massimo delle nostre possibilità tecniche. Per me, vedere da vicino gente come Zoff, Benetti, Rivera e Albertosi fu una grande emozione. Ricordo, ad esempio, la partita contro il Milan alla penultima giornata,con i rossoneri  che come noi dovevano vincere per evitare la retrocessione, quando perdemmo 3-2. E dopo due campionati trascorsi in panchina, dove c’erano, allora, solo il 12°, che ero io, e il 13°, arrivò anche per me il momento dell’esordio, in casa contro la Lazio, all’ultima giornata. Ancora oggi su Wikipedia leggo che il gol di Garlaschelli sarebbe colpa mia, ma la responsabilità fu di un giornalista, il quale non vide la deviazione di Improta, che mi spiazzò, attribuendomi un errore che non ho mai commesso. E neanche parecchi spettatori  videro la deviazione”.

Calciatore e latin lover, Ubaldo Novembre: “Fui costretto ad andar via dal Catanzaro per un favore che dovevo fare al segretario Gaetano Scuderi ma anche, diciamolo, al padre di una ragazza di Catanzaro con cui mi ero fidanzato e che non vedeva di buon occhio la situazione. E ovviamente non sto qui a fare nomi. Andai a Crotone, e bisogna considerare che all’epoca non era come oggi, si poteva non essere d’accordo ma non si poteva rifiutare il trasferimento, perché erano le società a decidere per i calciatori. E poi andai a Rende, dove praticamente ricevevo il minimo di stipendio e non giocavo mai”

Oggi Ubaldo Novembre vive a Brindisi, dove all’attività di gioielliere ha alternato anche altri incarichi nel mondo del calcio, soprattutto nella sua città. Però, come per molti ex giallorossi, Catanzaro e la sua squadra rimangono sempre nel cuore: “Ancora oggi mi sento e mi vedo con Ranieri, Pellizzaro, Braca, Spelta e Palanca. E amo i catanzaresi perché sono persone oneste e quando ti prendono in simpatia riescono a darti davvero tutto. Ed è impossibile dimenticare momenti di grande gioia ed allegria come le cene in trattoria da Sestito o  al ristorante da Stillo a Catanzaro Lido”.

 

Aurelio Fulciniti (da “Il Giallorosso Magazine”, Agosto 2015, N.2 Anno IV)

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