“Ricordi quella volta…”: Catanzaro-Juventus, il riscatto di una regione – di Aurelio Fulciniti

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Diamo vita, oggi, ad uno spazio dal sapore nostalgico, agrodolce, che ci riporta indietro negli anni, facendoci oltrepassare barriere temporali, fino a “rivivere” pagine sconosciute alle nuove generazioni e mai dimenticate, in coloro che hanno superato gli “…anta”, da un po’! “Ricordi quella volta…”, una rubrica dal sapore di “amarcord” che non poteva avere miglior penna del nostro Aurelio Fulciniti, collaboratore storico de “Il Giallorosso”, che affida a queste poche righe il suo personale saluto ai lettori. 

 

Appena mi hanno chiesto di curare questa rubrica, tanti ricordi si sono fatti largo nella mia mente, d’un tratto: era evidente, che avrei avuto l’imbarazzo della scelta sugli aneddoti da raccontare, soprattutto inerenti alla Serie A, alla Coppa Italia “maggiore”, che tante soddisfazioni hanno dato ai giallorossi, con risultati epici. Siamo a gennaio, la memoria inevitabilmente torna a quel 30 gennaio 1972 e la partita non può essere che una sola: Catanzaro-Juventus, 1-0. Di quella gara ormai “tutti sanno tutto”, anche quelli che non c’erano; tuttavia, esiste sempre qualche dettaglio in più da ricercare e da riportare. Era la prima giornata del girone di ritorno (a Torino era finita 4-2 per i bianconeri) e il Catanzaro aspettava ancora la prima vittoria, dopo un girone d’andata concluso con nove pareggi e sei sconfitte. Alcuni di questi pareggi in quella classifica “valevano il doppio”, perché conquistati contro grandi squadre, come l’ottimo 0-0 dell’ultima di andata, in casa contro il Milan che, al pari della Juventus, lottava punto a punto per lo scudetto (e così fu fino alla fine). Giocata sotto una pioggia battente, Catanzaro-Milan fu una partita “maschia” ma con occasioni clamorose soprattutto per il Catanzaro. Il vecchio portiere milanista, Fabio Cudicini, dovette far ricorso a tutta la sua bravura, con almeno tre interventi strepitosi che, sommati all’imprecisione degli avanti giallorossi in un altro paio di occasioni, impedirono al Catanzaro di conquistare una vittoria meritata. Ma le premesse per un’altra grande prestazione c’erano proprio contro la Juventus e, sebbene il pronostico fosse nettamente a favore dei bianconeri, i grandi inviati dei giornali del Nord tenevano le orecchie tese e avvertivano la “Vecchia Signora” nei giorni precedenti a non sottovalutare le Aquile.  E fu il caso per esempio di Giovanni Arpino, firma di punta del quotidiano “La Stampa” di Torino, il quale avvertì chiaramente l’ambiente bianconero: <<Sarà una battaglia cruenta, perché il Catanzaro non ha mai vinto, vuole punti, vuole ben figurare>>. E ancora: <<Dovranno fare i conti con una squadra che il suo pubblico rende di brace>>. E così fu. A scanso di equivoci, occorre una doverosa precisazione: la partita non fu “spettacolare”, tutt’altro. Furono due i rigori non concessi dall’arbitro (per ambedue le squadre) e, a parte un’occasione per la Juventus fallita da Fabio Capello nella ripresa, poco si vide in campo fino a sei minuti dalla conclusione, quando, sul calcio d’angolo di Braca, i due bianconeri Furino e Salvadore andarono in bambola totale: Angelo Mammì da Reggio Calabria segnò in tuffo. Nella corsa a perdifiato di Mammì con la maglia infangata, su cui non si leggeva più il numero e nel tifoso che fece irruzione nella cabina di Enrico Ameri, interrompendo la radiocronaca per gridare al gol, ci sarà per anni non solo il riscatto di una città, ma di un’intera regione. Tutto il resto è storia.

 

Aurelio Fulciniti

 

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