Amarcord

“Ricordi quella volta…”: Aprile ’89, il derby ed il “Fattore Palanca” – di Aurelio Fulciniti

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Per parlare di un derby, ce ne vuole uno importante, di quelli seri. Un derby, insomma, che meriti di essere raccontato come si deve. E se c’è un derby di cui ora si può parlare è quello col Cosenza. E per la precisione, si tratta di Catanzaro-Cosenza 3-0 del 9 aprile 1989. L’ultimo campionato valido che il Catanzaro ha giocato in Serie B.

E fu – come ricorderanno in tanti – un vero derby, di quelli che sfuggono a ogni pronostico. Il Catanzaro, infatti, allenato da Gianni Di Marzio, ritornato a Catanzaro in quella stagione e fresco ex del Cosenza, ancora oggi molto discusso (e con piena ragione, viste le simpatie filo-rossoblu che professa nei suoi interventi di saluto prima dei derby) a Catanzaro. Il Cosenza, d’altro canto, lottò fino alla fine per un’ipotetica promozione in Serie A, allenato da un tecnico allora emergente come Bruno Giorgi, vero gentleman del calcio (assai poco cosentino, diciamolo), il Paul Newman della panchina, per la chiara somiglianza con il mitico attore.

Il Catanzaro partiva dunque sfavorito, ma ancora una volta il Cosenza dovette fare i conti con il “Fattore P“. Ed è ovvio: “P” come Palanca, al secolo Massimo. Se al “San Vito” in precedenza aveva rifilato due gol, quel giorno esagerò segnandone tre. Il primo arrivò al 28’, con una violentissima punizione rasoterra dai quaranta metri che rimbalzò davanti al portiere e finì in rete. E il raddoppio giunse puntuale al 42’ con un gol da posizione molto defilata, alla Mortensen, tanto per citare il grande centravanti inglese che il 16 maggio 1948, al Comunale di Torino, sbloccò un Inghilterra-Italia 0-4 con un diagonale quasi dalla linea di fondo. Palanca, contro il Cosenza, segnò un gol dalla stessa linea di battuta, ma un po’ più vicino alla porta. Li provava spesso, quei gol, perché ogni tanto gli riuscivano. E a lui, si sa, riusciva tutto. Nel secondo tempo, al 54’, il gol che suggellò la grande vittoria: da una discesa di Sacchetti sulla sinistra, fin dentro l’area di rigore, partì il cross per Rebonato dalla parte opposta, che mise al centro a botta sicura (un tiro che diventò un cross), dove Palanca da due passi insaccò per la terza volta.

Di questa partita, ricordiamo lo stadio gremito come sempre, in occasione del derby. Ma soprattutto, c’è l’occasione di ricordare un tifoso straordinario, Gori Regolo, il barbiere (ci teneva ad essere chiamato così, il suo mestiere era anche il suo orgoglio, e ancora oggi c’è scritto così sulla porta di casa) di Piazza Roma. Gori si sentì male dopo il terzo gol di Palanca. Ma si riprese in breve tempo e per tutta la sua vita raccontò a noi giovani le mitiche e avventurose trasferte da lui organizzate, nonché i gol di Massimo Palanca. Un tifoso come ce ne vorrebbero di più oggi, che manca tantissimo a tutti noi che l’abbiamo conosciuto.

 

Aurelio Fulciniti

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