Attenuanti tante, ma… – Il Punto di Claudio Pileggi

Attenuanti a non finire per la sconfitta maturata contro la Juve Stabia. Soprattutto se riferite ad un arbitraggio assolutamente insufficiente e che ha condizionato non poco il risultato finale. Però, quando si perde 3-0 in casa sicuramente le responsabilità non possono essere attribuite tutte al direttore di gara.

Se è vero, come è vero, che si è disputato un primo tempo stellare, con possesso palla al 62% e gara completamente votata all’attacco (sterile), è anche vero che nella ripresa non si è fatto un solo tiro, che fosse uno, in porta. Si è fatto saltare, indisturbato, l’avversario di testa sul primo gol in mezzo ad un nugolo di nostri difensori. Si sono perse ingenuamente, e spiace che sia stato capitan Maita, sempre uno dei più positivi il responsabile, due palle a centrocampo che hanno causato altrettanti gol. E allora ecco riemergere, dopo la gara/allenamento di Pagani, i limiti di una formazione allestita non certo per vincere il campionato, come d’obbligo, ma per un torneo da playoff e nulla più.

Certo, una squadra che a tratti diverte, suscita simpatia e affetto (testimone il lungo applauso finale del pubblico), ma che ha limiti strutturali evidentissimi, a cominciare dall’assenza di un centravanti di ruolo, di un bomber di razza, per intenderci. E se pensiamo che il Rende si permette un certo Negro dalla lista degli svincolati e il Catanzaro nemmeno quello, la rabbia verso una campagna acquisti (durata ben tre mesi, non dimentichiamolo) sale esponenzialmente. Ribadiamo ciò che diciamo dallo scorso anno: da questa società ci si sarebbe aspettato molto di più. E se mentre lo scorso anno in tanti hanno tollerato le sette sconfitte casalinghe e un campionato deludente in nome del… noviziato, ora la pazienza comincia a perdersi anche tra i più ottimisti dei tifosi (basta dare un’occhiata ai commenti sui social). E, quel che è più grave, si rischia di disperdere nuovamente l’entusiasmo iniziale, proprio come avvenuto lo scorso anno. Perché mister Auteri non può certo fare miracoli, e soprattutto, non è lui a scendere in campo.

 

Claudio Pileggi

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