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Amarcord

“Ricordi quella volta…”: La gloria sfiorata nella Coppa ’82 – di Aurelio Fulciniti

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Stavolta non parliamo di una gara storica di campionato, ma andiamo a rovistare nell’archivio di ricordi della Coppa Italia, quella vera, delle big. Un archivio ricco di soddisfazioni per i colori giallorossi, nel quale stavolta fermiamo la data al 10 aprile 1982, ritornando a quel Catanzaro-Inter 3-2 dopo i tempi supplementari. Se avessimo anche solo passato il turno per andare in finale, questa partita sarebbe divenuta celebre come la leggendaria Italia-Germania 4-3 del “Mundial” messicano del 1970, ma rimane comunque una gara indimenticabile e ricca di colpi di scena.

Il Catanzaro veniva da una sconfitta per 2-1 nella semifinale di andata difficile da accettare, se non altro perché era stato per primo l’US a passare in vantaggio con Borghi, dovendo subire per giunta il gioco eccessivamente falloso dei nerazzurri, i quali fra le altre cose mandarono in ospedale d’urgenza Tato Sabadini. Ma la sconfitta ebbe l’effetto di caricare ancor di più il Catanzaro per la partita di ritorno. Nello stadio di casa tutto esaurito con oltre 200 milioni di incasso, il Catanzaro entrò subito in campo alzando i ritmi del gioco e segnando quasi subito. Al solito gol da punta rapace di Bivi dopo due minuti seguì nella ripresa (con le due squadre in dieci per le espulsioni di Braglia – ingiusta – e Bini al 42’ del primo tempo) un rigore provocato ingenuamente da Salvadori e segnato da Beccalossi. L’immenso Borghi riportò in vantaggio i giallorossi, Canuti dell’Inter venne espulso al 69’ e si andò ai supplementari.

Al pareggio di Altobelli al 97’ seguì il gol di Cascione al 104’. Il secondo tempo supplementare fu un assedio giallorosso, ma le speranze del Catanzaro si spensero su un palo colpito da Sabato nelle ultime battute di gioco. Per la cronaca, l’Inter sconfisse in finale il Torino, battuto in casa e in trasferta dal Catanzaro. Con un pizzico di fortuna in più avremmo potuto raggiungere l’apice della gloria, ma fu lo stesso una grande stagione.

Aurelio Fulciniti

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