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I playoff della vita: “Il Rifugio” e la clinica “Villa S. Vincenzo” del quartiere Cavita uniti per le Aquile

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Ci sono partite e “partite”. “Spareggi” da vincere per la sopravvivenza. Sfide. Sempre, tutti i giorni. Cosa c’è in palio? La vita. Quel “sorridere dei guai” come canta Vasco, nonostante le avversità, nonostante le “sorprese” che la vita stessa riserva. Nonostante la malattia. E nella malattia, trovare qualcuno che riesca a dipingere un sorriso sul volto di chi soffre, è la più bella delle vittorie.

Sorriso, amore… amore tutto giallorosso! Perché i colori della propria bandiera riescono a toccare il cielo e scavalcare ogni barriera, anche quelle di una clinica. E cosa c’è di meglio, che stare insieme e fare il tifo per la propria squadra del cuore?!

E’ domenica pomeriggio, la città si prepara al primo dei due match – in poche ore – dei playoff, per la fase nazionale. Il Catanzaro sta per scendere in campo al “Turina” di Salò, con al seguito più di mille sostenitori, un piccolissimo spaccato di quello che è il cuore pulsante di una tifoseria sparsa un po’ in tutto il globo. Allora sciarpe, bandiere, cartelloni e… sorriso, per l’appunto! Perché l’importante è restare uniti, guardare la partita e mandare un augurio alle Aquile. Poi, comunque andranno le cose, ci sarà stato modo per trascorrere del tempo differente, dimenticando le proprie patologie, dismettendo il camice da medico e dimenticandosi di essere pazienti, per un giorno. Tutto ciò, grazie alla sinergia tra il circolo “Il Rifugio” e la casa di cura “Villa San Vincenzo” del quartiere Cavita di Catanzaro.

“Il Rifugio”, già: mai nome fu più azzeccato! Un circolo ricreativo, quasi un “luogo di culto” giallorosso, frequentato anche dagli esponenti del tifo organizzato. Nell’entrare nel locale, è tutta una cornice dei nostri colori: sciarpe, maglie, poster, foto a corredo degli scaffali di snack e bevande. Tavoli personalizzati, raffiguranti la curva e poi, a spiccare su una parete, un quadro che racchiude il ricordo del compianto Massimo Talarico, uno dei soci fondatori del circolo, mancato poco tempo fa. Da Massimo Capraro a Massimo Talarico, inevitabilmente il pensiero si stringe attorno a chi non c’è più, a chi vola in alto, più su’ delle Aquile.

A poche ore dalla partita, ci ritroviamo quindi per una chiacchierata in compagnia dell’amico Giuseppe Ranieri, gestore del locale, il quale ha avuto l’idea di coinvolgere gli ospiti della clinica adiacente, per dare sostegno ai giallorossi. Ciò non sarebbe stato possibile senza l’apporto di Antonio Ritrovato, in qualità di referente di “Villa San Vincenzo” e l’ausilio di Giuseppe Adamo, collante del quartiere Cavita, entrambi sensibili alle iniziative che hanno il Catanzaro come protagonista, da sempre.

Gli attori principali, però, restano sempre loro: gli ospiti, quelle persone speciali che, nonostante le rispettive patologie (depressione, bipolarismo o schizofrenia), trovano la forza di elevarsi e andare avanti, sebbene molti di loro dovranno convivere per sempre con simili problematiche.

<<I playoff sono importantissimi. Ma c’è gente che combatte per “playoff” più importanti nella vita, tutti i giorni, anche chi è consapevole di non poterne mai venir fuori>>, ci dice Giuseppe Ranieri, confidando nella possibilità di avere la visita, di tanto in tanto, da parte di qualche rappresentante della squadra, in clinica. Sarebbe un regalo graditissimo per gli utenti.

<<Mercoledì si farà di tutto per essere sugli spalti del “Ceravolo” con alcuni ospiti>>, annuncia poi Tonino Ritrovato, nel proseguire la nostra conversazione negli uffici della struttura, in compagnia di Giuseppe Adamo a farci da cicerone. Ritrovato, da sessant’anni vicino alle Aquile (anni durante i quali ha attraversato lo Stivale) tesse le lodi del lavoro del presidente Noto e di mister Auteri, quest’ultimo intoccabile a suo parere: <<Il presidente ha scelto di rilevare l’US con il cuore ed è con il cuore che parla! Anche Cosentino ha dato il suo al Catanzaro, ma senza Noto oggi non saremmo qui a sognare la Serie B. Siamo arrivati terzi con una squadra di ragazzi – aggiunge-. Certo, c’è un po’ di amarezza per occasioni che avremmo potuto sfruttare, però siamo fiduciosi>>.

Storie di calcio, storie di sport. Storie di uomini. Di chi non è solo. Di chi non è ultimo. Di chi non è ai margini. Storie di sorrisi che vincono sempre sulle lacrime. Nessuno ha il potere di decidere della propria morte, però ognuno di noi può scegliere di dare un senso alla propria vita, trovando la forza di reagire e sorridere. Sempre.

Congratulazioni agli amici del quartiere Cavita.

 

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