Amarcord

“Ricordi quella volta…”: Catanzaro-Teramo, preludio al trionfo – di Aurelio Fulciniti

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Una delle coreografie della stagione
(foto Lorenzo Costa)

L’ultima partita di campionato non si scorda mai, soprattutto se coincide con una promozione. Ma neanche la penultima, in particolare se si gioca in casa. Ed è proprio di una “penultima” che vogliamo scrivere. Una partita memorabile, che risale al 9 maggio 2004. Catanzaro-Teramo, 2-0: un risultato che molti ricorderanno.

I giallorossi, impegnati in un duello epico con il Crotone, che in quel frangente era impegnato nell’ostica trasferta al “Pino Zaccheria” di Foggia, davanti a un pubblico del “Ceravolo”, stimato fra i 18.000 e i 20.000 spettatori (anche se gli almanacchi riportano la cifra “ufficiale” di 14.754 paganti) “nonostante” la diretta di Rai Sport, partirono alla garibaldina con la ferrea convinzione (ed era anche quella del pubblico sugli spalti) di chiudere la pratica proprio quel giorno.

E la partita ci mise poco a sbloccarsi, appena otto minuti, quando il “sindaco”, al secolo Fabrizio Ferrigno, risolse in mischia con una staffilata da distanza ravvicinata che fece tremare la traversa, e rimbalzò entrando in rete. E sugli spalti si scatenò un tripudio di quelli da far tremare le mura degli spalti.

Nel frattempo, le notizie da Foggia davano i satanelli in vantaggio per 2-0 e la festa poteva momentaneamente dirsi all’apice. Tant’è vero che arrivava poi il secondo gol dei giallorossi, con Nicola Ascoli che, su un cross da corner corto di Dei, giunse indisturbato dalle retrovie per mettere in rete. Attimi di apprensione, tuttavia, si ebbero quando “re” Giorgio Corona, in seguito ad un normale scontro di gioco, capitolò al suolo rovinosamente, riportando un problema alla spalla che lo costrinse ad uscire dal campo, in via precauzionale. 

A parte ciò, tutto entusiasmante quindi, ma a guastare la festa anticipata arrivò il pareggio del Crotone a Foggia. La settimana successiva il Catanzaro andò a giocare contro il Chieti in “trasferta”, su un campo “neutro” che tutti noi ricordiamo. E sappiamo tutti come andò a finire…

 

Aurelio Fulciniti

 

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