"La parola ai tifosi"

“La parola ai tifosi”: Sandro Boccucci, una passione a distanza

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La tifoseria del Catanzaro ha sempre riunito seguaci provenienti da tutta la regione. Vi sarà capitato spesso di scambiare due chiacchiere con qualche tifoso sfegatato che, la domenica, per venire a seguire la partita al “Ceravolo”, puntava la sveglia al mattino presto vista la lunga strada da percorrere: tra questi vi è Sandro Boccucci, 54 anni, originario di Marina di Gioiosa Jonica. Erano 190 i chilometri che separavano Sandro dal “Militare”, ma accompagnato dal padre che gli ha tramandato la passione per le Aquile e da un gruppo di amici provenienti dalla provincia di Reggio Calabria, ogni domenica raggiungeva il tempio del calcio calabrese.      

Preferendo non esporsi in foto (scelta più che legittima, per questo pubblichiamo l’immagine della trasferta a Fondi del 2012, che lo ha visto presente), Sandro all’età di sette anni assiste alla sua prima partita: da quel momento rimane colpito e meravigliato dall’emozione che gli desta la visione di quell’enorme prato verde e degli spalti colorati che lo circondavano, non appena varca l’ingresso della Tribuna ovest. “Il mio primo ricordo nitido da tifoso è legato alla seconda promozione in Serie A del 1975-76dice – precisamente a quel goal al 90’ di Improta a Reggio Emilia, ascoltato per radio, all’ultima giornata del campionato, decisivo per il salto diretto di categoria. Tuttavia, la prima partita alla quale presenziai fu un Catanzaro-Fiorentina del dicembre ’71, terminata con il 2-0 in favore dei viola”. Ma nell’album dei ricordi, diverse sono le istantanee impresse nella sua mente: “Una delle gare più belle, è riconducibile al 3 a 0  in casa con il Milan nel campionato 1981-82. Così come non dimentico, soprattutto per le conseguenze negative che avrebbero segnato il futuro, quel Catanzaro–Lazio del 15 maggio 1988, finita 1 a 1, con quell’incredibile rete di Monelli in semirovesciata al 95’. Quel goal impedì la nostra promozione in A, anche se ancora il campionato non era finito, con non poche recriminazioni, per l’ingiustificato recupero concesso dall’arbitro D’Elia, oggi normale, ma allora del tutto anomalo”.

Ovviamente se parliamo di derby, vista la sua provenienza, l’istinto di maggiore competizione è verso la Reggina ma non può certo dimenticare le due vittorie contro il Cosenza del campionato 1984-85 (4 a 1 in casa) e, soprattutto, quella del novembre 1986 in casa dei lupi con doppietta di Palanca. Sempre divagando sulle sfide epiche tra corregionali, memorabile anche quel 22 aprile 2012, quando D’Anna segnò contro la Vigor Lamezia all’ultimo minuto, sancendo di fatto la promozione in C1 con l’urlo liberatorio di Vittorio Giummo alla radiocronaca.

Il signor Boccucci trascorre una parte della sua vita professionale a Catanzaro fino al 2013, anno in cui si trasferisce in Friuli con sua moglie e i suoi due figli, dove attualmente lavora come avvocato nella Pubblica Amministrazione. Presente al “Ceravolo” in occasione del match con il Siracusa nel periodo natalizio, anche se i chilometri di distanza dalla squadra del cuore sono aumentati, la voglia, anzi, il bisogno di seguire le vicende delle Aquile tra social e testate online è immutata. Infatti è informatissimo e con le idee chiare sul percorso della squadra e ciò che è necessario per affrontare il futuro calcistico a Catanzaro: “Secondo me la situazione attuale è complessivamente buona, soprattutto se confrontata con il recente passato, considerato che la società mi sembra solida e sufficientemente preparata. Certo, non posso negare che un maggiore e mirato sforzo finanziario ci avrebbe probabilmente consentito di accedere alla promozione diretta, visto che durante il campionato si è manifestata una certa mancanza di spessore tecnico e di esperienza in tutti i settori del campo, in particolare in difesa e a centrocampo – osserva l’avvocato -. Valuto Logiudice una persona preparata e capace e Auteri un ottimo allenatore, anche se qualche volta un maggiore adattamento delle strategie tattiche al gioco degli avversari o alle differenti situazioni di gioco, potrebbe probabilmente giovare”.

Grande estimatore di Fischnaller e Maita, proprio sul ds giallorosso Sandro tiene a dire la sua: “Non mi è piaciuta per niente la presa di posizione di Logiudice qualche tempo fa e, in maggior misura, quella di Auteri, sulla tifoseria, che mi è sembrata quasi un pretesto per giustificare il periodo non brillante attraversato dalla squadra tra marzo e aprile. Auteri sa benissimo che il carburante del tifo sono le vittorie, o anche la sola speranza di poterle conseguire, e nella seconda parte del campionato purtroppo la squadra è apparsa più volte, e inspiegabilmente, spenta e non accompagnata da quella necessaria vis agonistica che, in certi momenti, vale più delle capacità tecniche. Tutto ciò aveva nuovamente depresso l’ambiente, che in questi lunghissimi e disgraziati anni di serie C, è stato per troppe volte disilluso. Auteri è consapevole che qualunque tifoso, dalla terza categoria alla Serie A, e a qualsiasi latitudine, passa con estrema facilità dall’esaltazione alla critica, anche feroce, in conseguenza di quello che vede in campo e a volte anche fuori – aggiunge – Mi auguro che il presidente Noto, a cui la Catanzaro calcistica deve essere grata e riconoscente, continui questa esperienza con immutato entusiasmo, provvedendo ad integrare la buona rosa attuale con quattro o cinque elementi che contribuiscano in maniera decisiva ad innalzare il tasso tecnico e di esperienza. Per favorire le presenza allo stadio mi permetto di suggerire alla società di attivare al più presto la vendita online dei biglietti”.

Infine, Sandro Boccucci ci saluta con un auspicio per l’immediata ripartenza: “Nel calcio moderno, al Catanzaro servirebbe quello che in fondo necessita a tutte le squadre di provincia, che non possono contare su cospicue disponibilità finanziarie, ossia un apparato tecnico coadiuvato da un buon numero di collaboratori sul territorio, che sappiano fornire le giuste segnalazioni sui giovani calciatori da osservare e seguire. Il tutto deve passare, ovviamente, attraverso una cura maniacale, con investimento di adeguate risorse, dei settori giovanili”.

 

Dora Dardano

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