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Sipario sulla stagione. Adesso puntiamo l’orizzonte – Il Punto

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Sipario sulla stagione 2018/2019. “Finalmente”, si potrebbe pensare, vista la lunghezza di un “torneo nel torneo”, quei playoff che si procrastinano trenta giorni dopo la fine della regular season rendendo tutto estenuante, più che avvincente. Ciononostante la voglia di ricominciare, di allacciare gli scarpini e riprendere a sudare, è immutata, anzi, centuplicata alla luce degli obiettivi da raggiungere, dopo averli appena carezzati.

Obiettivi sfiorati per il Catanzaro, ma non del tutto. Questa proprietà ha restituito alla città la possibilità di respirare calcio, parlare di pallone e ambire, pianificare, anche sognare mantenendo un basso profilo. Il basso profilo di chi lavora in silenzio e a testa bassa, senza esporsi in proclami bislacchi (non ce ne vogliano Lo Monaco, Camilli o Gallo) ma consapevole delle difficoltà contingenti, vuoi per il valore delle concorrenti vuoi perché… non si è pronti.

Ed è la verità, non pressapochismo, se diciamo che il Catanzaro, ad onor del vero, si è dimostrato frutto acerbo per poter realmente meritare il salto di categoria. Quanto sentenziato ieri sera, con la vittoria in finale del Trapani dell’ex Corapi sul Piacenza che sancisce la promozione in B dei siciliani, ne è la prova.

Nelle fasi clou del percorso le Aquile sono venute meno. Eppure la sorte, il caso, Budda o chi per loro, avevano spesso servito ai giallorossi un treno al quale agganciarsi, addirittura passando dalla porta (anzi, binario) principale. Dai rigori falliti proprio a Trapani e a Castellammare, alle chance dilapidate su campi non irresistibili (Bisceglie, Rieti, Siracusa), l’US non è stato in grado di cogliere ciò si era presentato tra febbraio e aprile. Auteri ha offerto la migliore espressione di gioco della categoria per lunghi tratti, ma determinanti alla fine si sono rivelati lo spessore, l’esperienza e la cattiveria di chi è stato lì davanti dall’inizio. Ecco perché, senza timore di smentita – sia pur consci di suscitare molti pareri dissonanti tra i lettori – evidentemente per la prima volta ha vinto chi ha meritato, dimostrandolo coi fatti. A noi resta l’amaro di non essere riusciti a stare col fiato sul collo e dare la stoccata del sorpasso quando serviva farlo. Amarezza comunque lenita dalla “consolazione” di essere arrivati immediatamente dopo ed essersi dimostrati di eguale livello negli incroci in campionato.

(foto La Macchia)

Alla Juve Stabia quindi si aggiunge l’ardore e la qualità del Trapani, di una squadra che annovera trentenni con la scorza di chi tornei ne ha vinti tanti (in primis Evacuo, recordman di marcature in C) e lotta con lo spirito del debuttante. Si riconosca l’onore delle armi e si prenda esempio da questo, riflettendo e pianificando la ripartenza, per nulla intimiditi dal blasone di quelli che saranno gli avversari del prossimo anno, semmai incentivati a far meglio ora che finalmente non c’è nulla da destrutturare, ma da potenziare, godendo di un’ossatura che necessita giusto di qualche piallata, qui e là.

No, il Catanzaro non era pronto quest’anno, ma società e tecnico hanno ampiamente rispettato ciò che ci si attendeva, riportando smalto, dando alla gente qualcosa in cui credere e di cui vantarsi. Ed è per questo che la delusione figlia della Feralpisalò non può che convogliarsi in un sentimento propositivo, per prendere quel volo verso l’orizzonte.

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