Amarcord

“Ricordi quella volta…”: Quando la Calabria conobbe la serie A – di Aurelio Fulciniti

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Il 3 ottobre 1971 fu una giornata indimenticabile per la Calabria calcistica. Oggi siamo freschi reduci da un derby trasformato in un’arena non proprio di guerrieri, oltre che da figure che, dimenticando l’importanza del proprio ruolo, scadono in gesti per nulla consoni all’immagine di una società e che finiscono con l’alimentare polemiche e odio, specie sui social. Insomma, una “guerra fra poveri” alimentata da poveri di spirito. E uno sport come il calcio merita molto di più. 

Ma all’inizio di ottobre di 48 anni fa, anche la Reggio Calabria dei “moti”  – una guerra di campanile senza senso alcuno che ha condizionato e condiziona ancora la vita sociale e il futuro della nostra regione – aspettavano l’esordio in Serie A del Catanzaro, la prima squadra calabrese a calcare con onore i campi della massima serie.

E fu un esordio mica da ridere, contro quella Juventus che ancora oggi – di riffa o di raffa – domina il campionato italiano. 

Un’altra neopromossa che non fosse meridionale, sarebbe arrivata timorosa all’appuntamento, rischiando di “imbarcare” una goleada. Invece l’orgoglioso Catanzaro diede battaglia fin dall’inizio, resistendo per oltre mezzora agli attacchi concentrici dei bianconeri, più volte pericolosi con Roberto Bettega, Helmut Haller e Pietro “Pietruzzu” Anastasi, un altro meridionale (di Catania) che all’epoca rappresentava un forte segnale di riscatto. Ed è proprio lui, al 34’ del primo tempo, a sbloccare la gara. Nella ripresa, Haller al 64’ e Bettega al 66’ incrementano il risultato portando a tre le segnature bianconere. Ma il Catanzaro, reso di brace anche dal grande pubblico amico presente al “Comunale” di Torino, segna il primo dei due gol più belli della partita, entrambi giallorossi. Al 75’ Alberto Spelta riceve un perfetto cross e inzucca da centro area con un colpo di testa in elevazione alla Pelè che batte imparabilmente il portiere Carmignani. Un minuto dopo Bettega segna il 4-1, ma tre minuti dopo Maurizio Gori, con un altro splendido colpo di testa realizza il secondo gol del Catanzaro, che conclude la partita. 

Altri tempi e bei tempi, quando si tifava tutti e si remava sulla stessa barca verso un unico obiettivo. E soprattutto si stava allo stadio e non vi erano patetiche provocazioni, guidati dal carisma buono di Angelo Mammì, un simbolo tuttora immortale, nato e cresciuto proprio a Reggio Calabria, ma calabrese vero come ce ne vorrebbero tanti oggi

 

Aurelio Fulciniti

 

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