L'avversario di turno

SI GIOCA CONTRO… L’Avellino

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Non Halloween, non autunno, non Natale: a Catanzaro c’è profumo solo di storia. Storia del calcio, di un calcio antico ma non vecchio, fatto di sudore e passione e sacrifici. Un calcio che accomuna Catanzaro e Avellino e che quindi si respirerà tra pochissimo al “Ceravolo”. Per una sfida delicata ma che, dopo quelle con Reggina e Bari e in attesa della prossima (tra due settimane) col Catania riportano la mente ad epoche più rilucenti, importanti, spettacolari.

LA STORIA

Come quelle a cavallo tra gli anni 70 e 80, periodo d’oro per i biancoverdi (e anche per il Catanzaro). Indimenticabile soprattutto il decennio 78/88 con dieci partecipazioni consecutive al campionato di serie A, tanto che un certo Gianni Brera definì “Questa squadra, l’Avellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana”. Era l’epopea del calcio ad Avellino con tanti giocatori importanti o divenuti tali in Campania come Di Somma, Colomba, Tacconi, Juary e l’ex giallorosso Celestini. Tanti nomi, tante soddisfazioni poi il lento declino fino al primo fallimento del 2010 dal quale ha inizio una serie di tristi vicissitudini, come l’esclusione dalla serie B del 2018, l’ennesima ripartenza e la speranza di tornare sui palcoscenici che competono alla 49ª miglior tradizione sportiva fra i club che hanno militato in Serie A.

I PRECEDENTI

Quei palcoscenici che mancano da troppo tempo a quelle latitudini. Grandi teatri del calcio sfiorati anche nel 2013 quando l’Avellino torna in serie B, battendo 0 – 1 all’ultima giornata al “Ceravolo” il Catanzaro. Famigerato il gol di Zigoni sul finale di un match che finì anche agli onori della cronaca giudiziaria. È questo l’ultimo incontro tra le due compagini che dunque dopo sei anni si affrontano di nuovo cercando di ampliare il proprio positivo palmares negli scontri diretti che al momento vede vincere i…pareggi. Nei 13 precedenti infatti solo 5 vittorie giallorosse e tre irpine. Ma le Aquile non battono i lupi dal marzo 2011, quando il Catanzaro era Fc e la società era praticamente assente. Eppure il carneade Gaglione risolse il match entrando, a suo modo nella storia, di quella società. Come ci è entrato per motivi diversi Viorel Nastase, il bomber che doveva ubriacare le difese ma che invece, a detta di molti, ubriacava se stesso. Due stagioni a Catanzaro e soli 3 gol ma uno proprio all’Avellino nel pareggio per 1-1 del 2 gennaio 1983.

 GLI EX

Si parla di anni luce fa quando Catanzaro e Avellino erano, probabilmente, le più belle provinciali del Sud Italia. Facile immaginare come le grandi volessero i talentini di entrambe e a volte che anche le due squadre si scambiassero calciatori. Caso meno frequente, anzi praticamente assente, adesso dove non troviamo ex per questo incontro.

 IL MOMENTO ATTUALE

Un incontro a cui le due squadre arrivano in maniera diametralmente opposta. Se il Catanzaro non sa più vincere, nemmeno col cambio di allenatore, viceversa l’Avellino ha trovato nel fumantino Ezio Capuano un uomo capace di portare serenità e soprattutto risultati ai biancoverdi. Che di fatto nelle ultime tre hanno pareggiato col Bari, fatto il blitz a Terni e fatto soffrire la Reggina. Una squadra insomma che non ha paura contro le grandi ma che di contro potrebbe temere quanto sta succedendo fuori dal campo dove tiene banco la questione societaria. La società è in vendita ma ha già ricevuto richieste da due/tre importanti gruppi imprenditoriali, su cui si deciderà settimana prossima. Questa al “Ceravolo” potrebbe essere dunque l’ultima gara del vecchio sodalizio, facile aspettarsi (non solo per questo) che l’undici di Capuano ci terrà a fare bene. Un undici che non potrà contare sugli infortunati Morello, Carbonello e Meola, ma che non per questo rinuncerà al classico 3-5-2 con Tonti in porta,  Zullo, Illanes e Laezza in retroguardia. Mediana affidata a  Di Paolantonio, con De Marco e Rossetti al centro. Sulle fasce agiranno Celjak a destra e Parisi a sinistra. Charpentier terminale offensivo resta da vedere chi al suo fianco: una maglia se la giocano Albadoro e Karic.

Francesco Calvano

 

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