Amarcord

“Ricordi quella volta…”: Il castigo di Palanca al “San Vito” nel novembre ’86

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Un derby che vale una vita. Una partita meno che mai banale: se volessimo riassumerla con poche parole basterebbe il titolo di un libro di Gabriel Garcia Marquez: “Vivere per raccontarla”. E quel giorno il “San Vito” di Cosenza, luogo tradizionalmente inospitale, diventò una nuova Macondo per i giallorossi. E il narratore fu lui, Massimo Palanca, a suon di gol come sempre.

Il 16 novembre 1986, davanti a un pubblico esclusivamente di marca rossoblu – con la tifoseria giallorossa assente per lo strascico degli incidenti di due stagioni prima – e il Catanzaro carico per la scalata verso la Serie B, che a fine stagione si rivelerà trionfale, i giallorossi passano in vantaggio dopo soli otto minuti con Roberto Tavola che raccolse una corta respinta del portiere Simoni su tiro di Chiarella e mise in rete. Al 19’ arrivò poi il pareggio del Cosenza con un colpo di testa di Walter Mirabelli. 

Nella ripresa, in tre minuti, fra il 65’ e il 68’, arrivò l’exploit di Palanca. E nella doppietta che immortalò il derby nel secondo tempo, fu decisivo ancora una volta lui, Roberto Tavola, scuola Atalanta e con un passato nella Juventus (due scudetti vinti e una Coppa delle Coppe, sia pure da comprimario di qualità), terzino sinistro con licenza di cross perfetti che quel giorno pescò alla grande Palanca, prima facendogli segnare un gran gol di testa – e non fu l’unico nella carriera di ‘O Rey, che riusciva sovente a coordinarsi in maniera perfetta, nonostante l’altezza sembrasse il suo punto debole – e poi al volo di destro, perché al “San Vito” non si poteva “sporcare” il sinistro impunemente e la beffa doveva essere d’obbligo.  

Mai come stavolta, è bello chiudere con le parole di Palanca: “Quella domenica mi ricordo che ci andò bene tutto, perché andammo in vantaggio, poi pareggiò il Cosenza e Tobia mi ha chiese se nell’ultima mezz’ora me la sarei sentita di entrare in campo. Premetto che prima della partita ci fu un clima veramente infuocato nei nostri confronti. Siamo arrivati allo stadio ed era già pieno. E mi ricordo che c’era proprio una bolgia d’inferno. Poi quando cominciai a riscaldarmi ai bordi del campo, una cosa incredibile: parole mai sentite nei campi di calcio. E magari quello mi ha dato la spinta in più. Vincemmo 3-1 e feci due gol: è stata una delle più grosse soddisfazioni per me”

 

Aurelio Fulciniti

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