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Corapi, il figliuol prodigo: “Io capitano? Era il mio sogno”

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Se il mercato giallorosso viene giudicato top da tutti gli addetti ai lavori, è anche per l’arrivo nel capoluogo calabrese del catanzarese puro sangue Francesco Corapi. In realtà si tratta di un ritorno che ambo le parti, società e giocatore, nel corso degli anni hanno più volte sfiorato senza mai concretizzare per un motivo o per un altro. Ecco, quindi, quella tra la tifoseria del Catanzaro e il suo “figliuol prodigo” è sicuramente una storia d’amore a lieto fine, durante la quale ci sono stati attriti ed equivoci, ma il distacco vero e proprio non è ma avvenuto.

 “Vorrei  parlare del passato – esordisce Corapi – ma al momento non serve perché  non è mia intenzione alimentare polemiche che non servono. Sono venuto qui con voglia di rivalsa e non credevo di iniziare così bene. Il pubblico, già all’ingresso in campo col Monopoli mi ha riservato un’ottima accoglienza, poi i risultati fanno il resto”.

Prosegue, Ciccio: “Non mi aspettavo di giocare subito perché ero arrivato di giovedì dopo un lungo viaggio. Ma c’era bisogno di me e non mi sono tirato indietro. Quando si cambia allenatore in genere vi è un impatto positivo – commenta in riferimento all’altro grande ritorno, quello del suo mentore Auteri – e spero che l’effetto non si limiti a qualche partita, ma che duri il più a lungo possibile”. 

Sulla sua collocazione in campo, sostiene il capitano giallorosso: “Da questo punto di vista sono stato facilitato perché conosco a memoria ciò che chiede il mister. Tranne in due occasioni, nella mia carriera ho giocato sempre in un centrocampo a tre ma Auteri ti entra così tanto in testa che anche a distanza di tanti anni – dieci per l’esattezza –  se mi chiedesse di giocare difensore centrale io saprei esattamente cosa fare”.  

Quindi a voler sgomberare il campo da qualsiasi timore circa le sue condizioni fisiche: “A Trapani sono stato fermo tre mesi a causa di un grave infortunio. Il medico che mi aveva operato mi aveva dato sei mesi di prognosi ma – bruciando le tappe – sono rientrato a novembre con due mesi d’anticipo. All’inizio ho fatto ovviamente fatica e ho giocato sei partite su otto senza essere al 100%, ma ora mi sento abbastanza bene”.

Su cosa si provi ad indossare la fascia di capitano: «Per me è motivo di orgoglio perché era un sogno fin da quando giocavo nelle giovanili. Come  tutti i tifosi, il mio cruccio è quello di vincere i playoff e andare in B e – a tal proposito – mi pare che la squadra sia ben attrezzata e piano piano ci stiamo riprendendo da un momento difficile”.  

Poi  svela un aneddoto: “Il mister ha comunicato la scelta del capitano nonostante gli avessi manifestato dei dubbi legati al fatto che sono appena arrivato e avrei potuto avere problemi con il gruppo. Alla fine ho parlato con De Risio stesso spiegandogli la stessa cosa ma non ci sono stati problemi di alcun tipo».

Sull’applicazione della squadra già visibile in queste prime uscite sotto l’Auteri bis: “Seguire i concetti e ciò che chiede il mister facilita il processo di conoscenza nonostante siamo insieme da poco. Certamente possiamo migliorare, anche io posso migliorare alla mia età”.  

Infine il capitano si lascia andare ad una considerazione con battuta finale che la dice lunga sulla “garra” che anima i giocatori giallorossi: “Non ci sono partite facili, e sono sicuro che questa squadra non corra il rischio di prendere qualche partita per superficialità. Non vogliamo più tornare in quella situazione”.

Gregorio Buccolieri

 

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