Sala Stampa

“Dividere per fascia giocatori da stipendio top e minimo federale”: le parole di Carlini

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Si è tenuto in video conferenza, vista l’emergenza CoVid-19,  l’intervento di Massimiliano Carlini, centrocampista giallorosso classe ’86.

Sta trascorrendo a casa, come tutti i suoi compagni di squadra, la quarantena imposta da un virus che ha avvolto il globo, come mai avvenuto nel terzo millennio. L’ex stabiese sta continuando a dedicarsi agli esercizi consigliati dal preparatore atletico, sebbene la lontananza del campo sia deleteria per la condizione fisica. “E’ una situazione particolare e tramite il nostro preparatore, che ci manda esercizi da fare a casa per tenerci allenati riusciamo a fare quel minimo di lavoro – osserva – ma quando ad un calciatore manca la corsa, che è la cosa principale è normale che la condizione fisica scenda. Comunque cerchiamo di farci forza e fare tutto ciò che si possa fare in casa per farci trovare pronti se questo campionato riprenderà”.
Un’incognita la ripresa del campionato, ma quello che preoccupa Carlini è la ripresa del Paese, in primis: “Bisognerà vedere come questa pandemia si evolverà e la condizione delle persone in generale. Se la gente starà meglio allora sarà giusto riprendere. Se la gente non può venire allo stadio credo non ci siano i presupposti per riprendere l’attività“.
Un evento senza precedenti che ha paralizzato l’Italia e il mondo su tutti i fronti, che lascia in attesa di una riorganizzazione qualsiasi attività, senza risparmiare la FIGC. A tal proposito Carlini si esprime così: “Credo sia giusto in questa situazione mettere da parte ‘l’io’ personale. E’ normale che non si possa applicare la stessa misura della Serie A – ammette, in riferimento all’ipotesi di decurtare gli stipendi per far fronte all’emergenza -. In questa categoria c’è chi prende tre/quattromila euro al mese. Cifra che, tolte le spese, è paragonabile allo stipendio di un operaio. Tagliare in serie C si potrebbe fare in serie diventerebbe davvero complicato. 
Bisognerebbe includere in una fascia chi guadagna di più e può rinunciare a qualcosa, ma i ragazzi che hanno un salario al minimo federale o chi guadagna due/tremila euro al mese non credo sia giusto togliere soldi”. 
Dora Dardano

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